Un pozzo privato non è automaticamente potabile, perché l'acqua di falda non è soggetta ai controlli del gestore pubblico e può contenere contaminazioni invisibili. I rischi più comuni sono di tipo microbiologico (Escherichia coli ed enterococchi, indice di contaminazione fecale) e chimico, come nitrati e nitriti legati all'agricoltura, arsenico di origine naturale in alcune zone, ferro e manganese, oltre a eventuali pesticidi. Per valutare la potabilità serve un'analisi di laboratorio che parta dai parametri microbiologici e chimici di base, ampliata in funzione del contesto: in zone agricole conviene aggiungere nitrati e pesticidi, in alcune aree l'arsenico, vicino a possibili fonti industriali i solventi e i PFAS. I risultati vanno confrontati con i valori dell'Allegato I del D.Lgs. 18/2023 (come aggiornato dal correttivo D.Lgs. 102/2025). Poiché la qualità di un pozzo può variare nel tempo, con le stagioni e dopo piogge intense, l'analisi va ripetuta periodicamente, almeno una volta l'anno per l'uso potabile. Il prelievo deve essere eseguito correttamente, idealmente da personale del laboratorio accreditato. In base ai risultati si valuta l'eventuale trattamento, dalla disinfezione alla rimozione di metalli o nitrati. Solo con un quadro analitico completo si può considerare l'acqua del pozzo idonea al consumo.
Riferimenti normativi
D.Lgs. 18/2023 (correttivo D.Lgs. 102/2025)
Contenuto informativo: non sostituisce una valutazione specifica della tua situazione. Limiti e normative possono cambiare nel tempo: fai sempre riferimento ai testi vigenti.