I PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) sono composti di sintesi usati per decenni in numerosi processi industriali per le loro proprietà idro- e oleo-repellenti. Sono detti "inquinanti eterni" perché estremamente persistenti: non si degradano facilmente e tendono ad accumularsi nell'ambiente e negli organismi. Nell'acqua arrivano soprattutto da scarichi e siti industriali e da contaminazioni storiche delle falde. Il D.Lgs. 18/2023 (come aggiornato dal correttivo D.Lgs. 102/2025) fissa un limite per la somma dei PFAS (0,10 µg/L) e uno più severo per la somma di quattro composti ritenuti più critici, PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS (0,020 µg/L per singola sostanza); il correttivo ha rafforzato i controlli e introdotto l'attenzione sul TFA. L'analisi si esegue in laboratorio con cromatografia liquida accoppiata alla spettrometria di massa (LC-MS/MS), su campioni prelevati con accorgimenti specifici. La rimozione richiede trattamenti dedicati come carboni attivi specifici, resine a scambio ionico o osmosi inversa. Se vivi o operi in una zona a rischio, è prudente includere i PFAS in un'analisi completa. Verifica sempre limiti e scadenze sul testo normativo vigente, perché questo ambito è in rapida evoluzione.
Riferimenti normativi
D.Lgs. 18/2023 (correttivo D.Lgs. 102/2025)
Contenuto informativo: non sostituisce una valutazione specifica della tua situazione. Limiti e normative possono cambiare nel tempo: fai sempre riferimento ai testi vigenti.