Il piombo nell'acqua del rubinetto deriva quasi sempre dall'impianto interno dell'edificio, non dalla falda o dall'acquedotto: vecchie tubazioni, saldature e raccordi possono rilasciarlo, soprattutto con acque aggressive o dopo lunghi ristagni. È un metallo tossico, particolarmente dannoso per il sistema nervoso di bambini e per le donne in gravidanza, e per questo il D.Lgs. 18/2023 (come aggiornato dal correttivo D.Lgs. 102/2025) ne riduce progressivamente il valore di parametro, portandolo verso i 5 µg/L. Il rischio è maggiore negli edifici più datati, dove gli impianti possono ancora contenere parti in piombo. Per verificarlo conviene un'analisi al punto d'uso, possibilmente sul primo getto del mattino, quando l'acqua è rimasta ferma nelle tubazioni. Tra le misure utili ci sono far scorrere l'acqua dopo lunghi periodi di stazionamento e, soprattutto, sostituire le tubazioni e i componenti che contengono piombo. I dispositivi di trattamento conformi al DM 25/2012, come alcuni sistemi a osmosi o filtri specifici, possono ridurre il piombo al punto d'uso. La responsabilità degli impianti interni, nei condomini, ricade sull'amministratore. Un controllo mirato è consigliato a chi vive in immobili antecedenti agli anni in cui il piombo è stato eliminato dagli impianti.
Riferimenti normativi
D.Lgs. 18/2023 (correttivo D.Lgs. 102/2025); DM 25/2012
Contenuto informativo: non sostituisce una valutazione specifica della tua situazione. Limiti e normative possono cambiare nel tempo: fai sempre riferimento ai testi vigenti.